“Dimenticando Santorini” di Marta Lock: imprevedibile come la vita – lancio 15 marzo a Milano

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Intervista all’autrice Marta Lock.

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Quanti libri hai all’attivo al momento?

Dimenticando Santorini è il sesto romanzo – il primo è stato Notte Tunisina, attualmente non disponibile perché in fase di ristampa, poi Quell’anno a Cuba, Ritrovarsi a Parigi, Miami Diaries e La sabbia del Messico – ma l’anno scorso è stato pubblicato il mio primo saggio, Ricomincia da te, e ho anche due raccolte dei miei aforismi, I pensieri della sera di Marta Lock e Pensieri per l’Arte, che è stato protagonista di una raccolta fondi, ancora in corso, in favore dei terremotati del Centro Italia e quindi attualmente è esaurito. Perciò siamo a quota 9 libri.

Ci parli del tuo ultimo libro “Dimenticando Santorini”? Cosa ti ha ispirato?

In realtà il mio iter creativo è alquanto particolare, nel senso che scelgo il tema generale del romanzo e il luogo in cui desidero ambientarlo – ormai è notorio che le storie che racconto sono sempre in giro per il mondo – dopodiché, a parte i primi passi iniziali, i personaggi e le vicende iniziano a vivere di vita propria perciò io divento quasi un mezzo attraverso il quale loro si esprimono. Anni fa ho fatto una lunga vacanza a Santorini ed è un posto che mi ha letteralmente incantata, mi è rimasto dentro per la sua bellezza, per la solarità del popolo greco, per il cibo delizioso, per i colori del mare e del cielo; così ho deciso di ambientarci un romanzo, un omaggio alla bellezza di un’isola senza tempo, raccontando una storia in cui il tempo è contemporaneamente amico e nemico, dove l’energia del luogo si lega a quella forte del destino. Io stessa non mi sono resa conto dell’intensità delle vicende di tutti i protagonisti e dei co-protagonisti di Dimenticando Santorini finché non l’ho riletto dopo la prima stesura e, soprattutto, finché non ho iniziato ad avere i primi feedback dall’editore, Osvaldo Tartaro di Talos Edizioni, prima di tutti, e poi dai giornalisti e i blogger a cui avevo inviato la bozza per permettergli di recensirlo.

A quando l’evento lancio?

Il lancio sarà il 15 marzo a Milano, nel prestigioso Palazzo delle Associazioni di via Duccio da Boninsegna 21/23, in zona Buonarroti, facilmente raggiungibile con la Linea 1 della metropolitana. L’evento, con mia grande gioia e lusinga, sarà patrocinato dalla Comunità Ellenica di Milano, la cui presidentessa Sofia Zafiropoulou ha subito voluto presentare il progetto al consiglio direttivo non appena è venuta a conoscenza dell’uscita del libro, della Società Filellenica Lombarda, di cui ringrazio sia il presidente Massimo Cazzullo sia la vice presidente Gilda Tentorio che ha accettato di moderare la presentazione, e dell’Unione Nazionale Mutilati per Servizio il cui presidente, Antonio Amato, non solo ha concesso la sede per l’evento ma si sta a sua volta adoperando fattivamente nell’organizzazione, cosa per la quale lo ringrazio di cuore. Al termine della conferenza, che sarà più un salotto di conversazione, come è mia abitudine per tutte le presentazioni letterarie perché il pubblico si sente più coinvolto e più desideroso di intervenire in modo interattivo, gli ospiti saranno intrattenuti prima con balli tipici delle Cicladi e poi con un ricchissimo buffet.

I tuoi libri hanno ritmi e personaggi diversi, quale è il filo conduttore se c’è?

Credo che una delle tematiche fondamentali che emerge in ogni mio romanzo sia la crescita, i cambiamenti e le modifiche che i protagonisti effettuano nello svolgimento e nel tempo del libro, perché, come nella vita, ogni cosa che succede, ogni persona incontrata, lascia un profondo segno dentro di loro – e dentro di noi -, che genera una nuova consapevolezza di sé. Altro argomento che traspare da ogni mio libro è il muoversi, a volte nel senso di fuggire, altre nel senso di andare verso, in ogni caso però i personaggi comprendono che ovunque vadano portano con sé i propri valori, se stessi, e spesso è proprio quella fuga, quel movimento, quella deviazione più o meno cercata o voluta, che permettere loro di evolvere, di scoprirsi o di rigenerarsi. Ecco quindi che la distanza a volte diventa salvezza, altre, come nel caso di Dimenticando Santorini, si trasforma in prigione da cui però il destino suggerisce continuamente di uscire. E poi la forza, quella che si può momentaneamente perdere, quella che si crede di non avere, quella a cui a volte si rinuncia, ma che prima o poi trova la sua strada per uscire fuori salvando i protagonisti da se stessi o da altri, perché è solo attraverso quella che si può trovare il coraggio di fare quei cambiamenti fondamentali per la ricerca della propria felicità.

Leggendolo ho notato che scrivi le sensazioni di una giovanissima e allo stesso tempo emozioni di personaggi tuoi coetanei, trovo sia difficile ricordare e immedesimarsi in tempi lontani in “stagioni” della vita diverse in ruoli diversi, hai qualcosa a cui ispirarti?

Anche questo è uno strano meccanismo della mia mente perché io non ho assolutamente memoria: mai stata capace di ricordare un numero telefonico, dimentico sempre i nomi delle persone, faccio un pasticcio con gli impegni – se non avessi l’agenda telefonica del cellulare sarei un disastro completo – ma incredibilmente ricordo tutte quelle che sono state le mie emozioni, il sentire interiore in occasione di ogni episodio, da quando ero bambina fino all’età adulta. Inoltre ho una grande capacità empatica e questo mi permette di entrare nei panni di un’altra persona, o personaggio nel caso dei libri, e ragionare e parlare secondo il suo punto di vista. Se hai notato ho dato vita a personaggi maschili di grande spessore ma anche con forti connotazioni di mascolinità, quasi fossi uscita dal mio essere femminile per entrare nella mente dell’uomo, e questo grazie alla mia capacità di riflessione sulle ragioni degli altri con cui ho avuto a che fare nella mia vita. Amori, amici, colleghi, conoscenti, ho ascoltato, osservato le cose dal loro punto di vista, ho trovato giustificazioni ai comportamenti che a volte mi avevano ferita vedendoli non dalla parte della vittima, quella che ne ha fatto le spese, bensì cercando di capire cosa li aveva portati a certi atteggiamenti. Quindi, per tornare alla tua domanda, la mia ispirazione è un mix tra mie sensazioni anche molto lontane nel tempo, e la capacità di ascoltare anche ciò che non viene detto, che rimane dentro ma che, a osservare con attenzione, in qualche modo esce.

Ci parli della prefazione?

Con mia grande gioia Massimo Pedroni, autore radio televisivo, scrittore, critico letterario ed ex consigliere del Teatro Argentino di Roma, mi ha onorata della sua splendida prefazione in cui ha evidenziato, cosa di cui peraltro non mi ero resa conto finché non ho letto ciò che aveva scritto, il forte legame tra le tematiche del romanzo e quelle care alla filosofica greca – il destino che diviene padrone delle vicende, l’interrogarsi su se stessa della protagonista, la consapevolezza di dover trovare la forza dentro di sé per perseguire i suoi obiettivi, il dubbio e l’insicurezza che domina la prima parte del suo percorso -. In un passaggio della prefazione Massimo si domanda quanto consapevolmente io abbia ambientato proprio a Santorini un romanzo tanto legato ai grandi filosofi del mondo ellenico ed effettivamente è stata una cosa assolutamente inconscia da parte mia. Come spesso succede noi scrittori raccontiamo una storia, diciamo cose che escono dal profondo di noi, sono poi gli altri a intravedere ciò che c’è oltre le righe, quelle strade e quelle sfumature che noi stessi non siamo in grado né di prevedere né di tirare fuori perché completamente presi dall’emotività durante il racconto. Davvero molto bella la sua prefazione così come la splendida illustrazione di copertina, realizzata dalla bravissima pittrice Katia Malizia che ha saputo rendere perfettamente l’atmosfera del romanzo.

Il libro mi ha fatto ricordare che a volte è complicato distinguere l’amicizia dall’amore, quanto è facile rinunciare, quando è complicato correre verso i propri sogni, le ingiustizie e la sensazione di quando il mondo sceglie per te e ti forza la mano, è uno dei tuoi obiettivi far pensare questo al lettore o ne hai altri?

Credo che noi e solo noi siamo i registi della nostra vita, perciò quando ci sentiamo in balìa degli eventi è perché non stiamo davvero prendendo in mano le redini della nostra vita. Spesso lasciamo che siano gli altri a scegliere per noi perché in fondo è quasi rassicurante, non ci fa correre rischi, ci adeguiamo a qualcosa che lasciamo ci venga detto che è giusto per noi anche se in realtà non lo è affatto. E, altrettanto spesso, laddove invece scegliamo di prendere in mano la situazione e alzare la testa, ci lasciamo sopraffare dalle difficoltà, dagli ostacoli, rinunciando così a combattere e battendo in ritirata convinti che avesse ragione chi voleva ci comportassimo diversamente. Ma gli ostacoli fanno parte del cammino, le difficoltà sono fondamentali per la nostra crescita personale, le avversità sono un banco di prova per testare la nostra forza, la determinazione, e per capire quanto sia importante il sogno, l’obiettivo, per cui stiamo combattendo. Questo è il mio pensiero, ma in realtà io quando scrivo non lo faccio per lasciare un messaggio, né per indicare una strada al lettore, io racconto la storia della vita di qualcuno, in cui si possono ritrovare molte persone proprio per il mio forte realismo, seppur sempre molto morbido, mai eccessivo o volutamente altisonante. E’ chi legge che poi ritrova una parte di sé e comprende alcune dinamiche del proprio percorso in base alle proprie esperienze, al carattere, allo stato emotivo in cui si trova mentre sta leggendo.

Vuoi inserire un breve estratto a cui sei affezionata particolarmente?

[…] Quell’immobilità, quell’incapacità di prendere una decisione e una posizione ferma e sicura, che tanto assomigliava a quella della madre quando do­veva far valere le proprie idee davanti al marito, le fece al tempo stesso comprendere che, con molta probabilità, non era affatto pronta per fare una scelta tanto defini­tiva. Forse non era ancora il momento giusto per loro due o forse era il segnale chiaro che non lo sarebbe mai stato, magari l’indecisione era comunque un modo per decidere, perché scegliere di non scegliere era pur sem­pre una scelta.[…]

Che sapore pensi abbia la fine del libro? Non e’ agrodolce, non e’ amara, non e’ dolciastra, non e’ scontata, forse salata come il mare?

Credo sia come il gelato al cioccolato fondente con un pizzico di sale, né troppo dolce né troppo salato, sincero e imprevedibile come la vita.

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